DIALISI A PAOLA: L’ECCELLENZA SANITARIA SOSTENUTA DAL SACRIFICIO DEL PERSONALE
Una sanità che resiste grazie agli operatori, mentre la politica continua a voltarsi dall’altra parte
La recente inchiesta giornalistica sul Centro Dialisi dell’Ospedale San Francesco di Paola restituisce un quadro che non può lasciare indifferenti: un servizio salvavita che sopravvive non per merito di una programmazione istituzionale adeguata, ma esclusivamente grazie all’abnegazione quotidiana del personale medico e infermieristico.
Quanto emerge non può e non deve essere derubricato a mera cronaca locale. Si tratta, piuttosto, del riflesso di una crisi sistemica che investe l’intero comparto sanitario della nostra regione e che trova nel Tirreno cosentino uno dei suoi epicentri più drammatici.
L’area tirrenica della dialisi comprende un bacino vastissimo – Paola, Praia a Mare, Cetraro e Amantea – con numeri rilevanti e un carico assistenziale in costante crescita. Eppure, a garantire l’intera attività del centro di Paola sono soltanto due medici, che riescono comunque a coprire quattro turni su quattro, gestendo anche le urgenze pomeridiane e del sabato provenienti dall’intero Nord Tirreno, poiché i turni restano chiusi nel distretto alto tirrenico di Praia e Cetraro. Il bacino seguito conta oggi circa trenta pazienti in lista d’attesa per il trapianto: il numero più alto mai registrato. Un impegno che va ben oltre il dovuto.
Particolarmente emblematica, e per certi versi simbolica del degrado gestionale cui assistiamo, è la vicenda della sala d’attesa sottratta ai pazienti dializzati e trasformata in archivio. Quello spazio era stato messo a disposizione dai medici per evitare che persone fragili, spesso con disabilità, attendessero all’esterno, esposte alle intemperie. La sua improvvisa sottrazione ha provocato la protesta dei pazienti e la successiva denuncia del sindacato Fials. Un affronto alla dignità delle persone che non può restare senza risposta.
Le difficoltà emergono con forza anche nei casi più complessi: i pazienti dializzati possono finire in secondo piano non per negligenza, ma perché il personale di rianimazione è numericamente insufficiente e impegnato su più fronti contemporaneamente.
Dinanzi a tale scenario, non posso che rivolgere un pensiero di profonda gratitudine a tutti gli operatori sanitari del Centro Dialisi di Paola. Non siamo davanti a un servizio inefficiente: al contrario, ci troviamo di fronte a un’eccellenza lasciata sola. Il livello di attività si è alzato: più visite ambulatoriali, più dialisi in urgenza, più pazienti in lista trapianto seguiti dalla responsabile del centro, oltre a un’attività di ricerca scientifica in ambito nefrologico mai sviluppata prima sul territorio dell’ASP. Le criticità non sono professionali, ma logistiche e di risorse umane.
Da anni si parla di una ristrutturazione della dialisi, con il trasferimento in locali più ampi e idonei, quelli oggi occupati dalla direzione sanitaria. Un progetto annunciato, rivendicato da politici a ogni livello, poi progressivamente scomparso dall’agenda. Eppure la dialisi necessita di spazi adeguati, preferibilmente open space, che consentano una visuale continua sui pazienti e interventi rapidi e sicuri, comprese le manovre rianimatorie. Negli spazi attuali questo non è garantito.
Occorre invertire la rotta con decisione e lungimiranza. È tempo di tornare a investire nella sanità pubblica con un piano organico e strutturale che preveda: l’assunzione di nuovo personale medico, infermieristico e sociosanitario, colmando la cronica carenza di nefrologi e infermieri; il potenziamento delle strutture ospedaliere e territoriali, restituendo dignità ad ambienti troppo spesso fatiscenti e inadeguati; l’acquisto di macchinari e tecnologie all’avanguardia, tanto per la diagnostica quanto per i percorsi terapeutici, affinché i cittadini calabresi non siano più costretti a migrare altrove per ottenere cure che dovrebbero essere garantite sul proprio territorio.
Servono spazi adeguati, assunzioni e programmazione. Non annunci. La sanità pubblica ai tempi di Roberto Occhiuto non può vivere di eroismi quotidiani: l’eroismo, per definizione, non è sostenibile. Quando un servizio salvavita resta in piedi solo grazie al senso di responsabilità di chi vi lavora, è il momento che chi governa il sistema si assuma fino in fondo le proprie responsabilità.
Per quanto mi compete, nell’esercizio delle mie funzioni consiliari, continuerò a vigilare e a sollecitare le istituzioni sovraordinate affinché vengano garantiti ai cittadini di Paola e dell’intero comprensorio i livelli essenziali di assistenza che la legge prescrive e che la dignità umana impone. Intendo per questo richiedere un’audizione alla Commissione Sanità del Consiglio Regionale e presentare in Consiglio Comunale una mozione affinché la Giunta solleciti formalmente l’ASP di Cosenza e il Commissario regionale alla Sanità per l’immediato avvio dei lavori di ristrutturazione e il ripristino degli spazi sottratti ai pazienti. I cittadini di Paola meritano risposte, non silenzi.
Ai pazienti del Centro Dialisi e alle loro famiglie va la mia più sincera vicinanza, nella consapevolezza che dietro ogni numero, ogni statistica, ogni criticità organizzativa, vi sono persone, storie, vite che meritano attenzione e rispetto.
Il Consigliere Comunale
Gruppo “Riparte il Futuro”
Andrea Signorelli