Badia di Santa Maria di Valle Josaphat: il fallimento della politica.

Su Badia la politica ha fallito. Lo diciamo con chiarezza perché quella che dovrebbe essere una vicenda di tutela e valorizzazione di uno dei complessi monumentali più antichi e identitari della città rischia oggi di trasformarsi in un terreno di contrapposizione tra realtà del volontariato che, con spirito gratuito e disinteressato, dedicano tempo ed energie alla conoscenza e alla promozione di questo luogo.
Riteniamo che questo sia profondamente inaccettabile. La cultura dovrebbe essere per sua natura un fattore di unione, capace di mettere in rete competenze ed energie diverse in vista di un obiettivo comune. Quando un’associazione decide liberamente di impegnarsi per la valorizzazione di un bene collettivo, senza alcun ritorno economico, il proprio agire dovrebbe rappresentare un arricchimento per l’intera comunità e non l’occasione per generare divisione o conflitto tra chi persegue, in fondo, le stesse finalità. La politica ha il dovere di favorire questo dialogo e non di alimentare, anche indirettamente, logiche di contrapposizione tra soggetti che dovrebbero invece essere alleati nella cura del patrimonio comune.

Come gruppo “Riparte il Futuro”, insieme a Rete dei Beni Comuni ODV, seguiamo da anni con continuità le vicende legate a Badia. Fin dal 2019 abbiamo sostenuto le iniziative delle associazioni di volontariato per scongiurarne l’alienazione, e nel 2022 abbiamo presentato una proposta progettuale organica per un uso partecipato e collettivo del complesso abbaziale, l’Accademia di Santa Maria di Valle Josaphat, concordata con le principali realtà già attive sul territorio. Quella proposta, a distanza di anni, non ha ancora trovato adeguato riscontro da parte dell’amministrazione.

Per questo motivo, nei prossimi giorni depositeremo una formale interrogazione comunale volta a fare chiarezza sullo stato di attuazione del piano di valorizzazione di Badia e a comprendere le dinamiche relative al trasferimento della proprietà del complesso dallo Stato al Comune di Paola. Riteniamo che la città abbia il diritto di conoscere con precisione a che punto si trovi un percorso che riguarda uno dei beni identitari più rilevanti del territorio, e che ogni scelta futura debba essere assunta nella massima trasparenza, con il coinvolgimento di tutte le realtà che a questo bene hanno dato e continuano a dare il proprio contributo.