Sette anni dopo, i fatti danno ragione a Cassano. A voi le considerazioni.
PAOLA — In politica esistono due modi di stare all’opposizione.
C’è una minoranza che studia gli atti, approfondisce i problemi, controlla l’operato dell’amministrazione e pone domande scomode quando necessario. Una minoranza che considera il proprio ruolo una funzione di garanzia per la città e per i cittadini.
E poi c’è un’altra opposizione. Quella che vive di polemiche quotidiane, di campagne costruite sui social, di accuse spesso prive di approfondimento e di questioni inventate dal nulla pur di occupare il dibattito pubblico e conquistare qualche titolo o qualche like.
La differenza tra queste due idee della politica emerge con chiarezza quando si lascia parlare il tempo.
Giuliana Cassano apparteneva alla prima categoria.
Nel luglio del 2019, durante la discussione dell’assestamento di bilancio, la Consigliera Cassano indicò con precisione un rischio che riteneva concreto: senza eliminare le cause strutturali del disavanzo, il Comune di Paola sarebbe stato inevitabilmente costretto ad affrontare un piano di riequilibrio pluriennale, fino al rischio di un nuovo dissesto.
Non erano affermazioni dettate dalla convenienza politica. Erano osservazioni fondate sulla lettura degli atti, sull’analisi dei numeri e sulla conoscenza delle regole contabili.
All’epoca quelle considerazioni furono considerate eccessive. Le sue contestazioni vennero archiviate come semplice opposizione politica.
Oggi, a distanza di sette anni, la situazione finanziaria dell’ente racconta una storia diversa. Le criticità che allora venivano segnalate continuano a riemergere, la massa debitoria resta un problema rilevante e molte delle fragilità strutturali denunciate in quegli anni appaiono ancora irrisolte.
Anche le osservazioni formulate allora sulla contabilizzazione dell’IVA e sulla rappresentazione di alcune poste di bilancio trovano oggi una conferma nei fatti. Questioni tecniche, certo, ma tutt’altro che marginali, perché proprio nei dettagli dei bilanci si misura spesso la solidità di un’amministrazione e la sua capacità di guardare oltre l’emergenza del momento.
Non è una rivincita personale. Non lo sarebbe stata neppure per Giuliana Cassano.
È la dimostrazione che leggere attentamente un bilancio, porre domande e pretendere risposte può essere molto più utile che limitarsi a difendere l’esistente. È la dimostrazione che la competenza, quando viene esercitata con serietà e senso delle istituzioni, resta uno degli strumenti più importanti della politica.
Per questo sorprende che ancora oggi qualcuno scelga di attaccare Giuliana Cassano, che non può più difendersi perché non è più presente in quell’aula. E sorprende ancora di più che quegli attacchi arrivino da chi quelle stesse scelte amministrative le ha condivise, votate e difese con convinzione.
La sua è sempre stata una politica fatta di studio, rispetto e competenza. Una politica che si esercitava nelle aule istituzionali, tra delibere, bilanci e documenti, non attraverso campagne di odio o polemiche costruite per alimentare confusione.
La sua “rivoluzione gentile” era esattamente questo: la convinzione che il confronto potesse essere fermo senza essere aggressivo, rigoroso senza essere urlato, politico senza diventare personale.
Sette anni dopo, i numeri le danno ragione.
E i numeri, a differenza delle polemiche, non hanno appartenenza politica. Prima o poi raccontano la verità.
A voi le considerazioni.